L’uomo e la natura sono i riferimenti tradizionali della ricerca plastica. Ignazio Campagna non si sottrae a questa consuetudine che anzi sviluppa con una propria originalità. Questi due elementi, o temi, costituiscono infatti il substrato di buona parte della sua ricerca: a volte sono affrontati nella loro singolarità, ma, più spesso si trovano intrecciati in una sorta di metamorfosi o compenetrati in composizioni che ne mutuano i valori formali senza referenze dirette e riconoscibili.
Il sottile intreccio che si manifesta in queste opere (e a volte si fa tanto intimo da generare un “corpo” nuovo) nasce da una considerazione attenta di uno degli elementi della natura più liberi, l’acqua. Materia palpabile, ma nello stesso tempo sfuggente. E ancor più per uno scultore che, per sua natura, cerca di fermare nella materia la corporeità.
Campagna risolve bene questo dualismo tra corpo statico e corpo in divenire (come è l’acqua) prima in un confronto stretto tra le curve di un corpo di donna e le onde, poi indagando con semplicità questo fluire delle acque che si fanno corpo in sé, senza più mediazione alcuna.
Certo l’idea della mutazione della forma ha precedenti illustri, in campo letterario soprattutto, ma l’artista qui pare più interessato a interpretare la natura come elemento vitale che come oggetto di una trasformazione. La “liquidità” dell’acqua si materializza in astratte figure sia verticali che orizzontali in cui il fluttuare della forma, che risponde alla forza di gravità o che pare distendersi sulla ruvida superficie della terra, si esprime in evoluzione plastiche di assoluta naturalità. In questa situazione torna come un’eco la parola di Ungaretti quando parla di “urna d’acqua” entro cui l’uomo si adagia per lasciarsi cullare e coccolare. A sottolineare anche il valore poetico che queste opere racchiudono.
Il senso dell’elemento acqua, presente ma trasparente, ritorna anche in un’opera in cui essa è scultura invisibile, quella in cui si propongono due nuotatori che galleggiano nel nulla: una efficace narrazione che ha un presupposto illustre nella “Donna che nuota sott’acqua” di Arturo Martini. Importante in questo caso è la capacità di rendere presente l’assenza, quella assenza che i corpi allungati e dinamici, pur nella inevitabile staticità della scultura, contribuiscono ad evocare.
Nel complesso è evidente come queste sensazioni di natura come elemento vitale possano essere ben rappresentate dalla evoluzione curvilinea tridimensionale ottenuta da Campagna secondo i due percorsi classici della scultura, per via di porre (nei gessi e nelle terrecotte) e per via di levare (nei marmi e nei legni).
Luigi cavadini, 2009