L'emozione del corpo e della sintesi.
L'emozione del corpo e della sintesi Campagna è venuto in Lombardia a quattordici
anni, lasciando alle spalle il sole pietroso della sua Sicilia e i profumi del mare.
Eppure, di quella solarità classica e di quella dolcezza mediterranea, la sua mano e la
sua immaginazione sono ancora fervide e palpitanti, anche se si direbbe che, qui al
nord, la sua sensibilità abbia respirato qualcosa di romanticamente spigoloso, di irto e
di scabro. Ne è sortito un linguaggio scultoreo cadenzato e robusto, una sorta di
meditativa sintesi d'immagine giocata tra le sponde di un aspro "cubismo" dilatato e
dinamico o, talvolta, di una più rotonda ed espressionistica enunciazione. Altri hanno
opportunamente parlato di Wotruba, di Moore, per certe cose anche di Giacometti, ed
è fuor di dubbio che quegli esempi egli li abbia negli occhi e nel cuore quando, di
fronte al candoglia o a un bel blocco di pietra di Vicenza, di fronte ad un ceppo ben
stagionato, vi vede delinearsi le linee guida dello scalpello e della sgorbia.
Ma è altrettanto certo che il tratto più incisivo della sua personalità emerge sopratutto del particolare senso del rapporto che nelle sue immagini si stabilisce tra il nucleo dell'idea poetica e il trattamento formale e plastico dell'immagine stessa. Lavorando in levare, il ritmo della sua definizione ha di fatti robustezze sempre concluse, definitive, conformate da una sensibilità che Floriano Bodini aveva definita, per lui, come percorsa da una sorta di costante nostalgia verso il segno composto e severo della forma arcaica....E davvero la cifra delle sue immagini può essere trovata in un simile gusto arcaicizzante, fatto di volumi scanditi e di sintesi elementari, in cui tuttavia la geometrizzazione delle masse e della dinamicità degli spigoli (l'ho chiamata più sopra "cubismo" solo per interderci) interviene a contrasto, stabilendo inediti e suggestivi equilibri, stimolanti e attualissimi spiazzamenti della percezione. Il corpo umano, in questo modo, diventa per lui tutto un pianeta da esplorare, d a svelare nei suoi più segreti lineamenti geologici.
La sua densità e insieme le sue fragilità, il movimento e la stasi, il piegamento di un
arto o di un busto, tutto concorre a concentrare la tensione e l'incombenza
dell'immagine verso una forma (anzi, una metaforma, cioè un archetipo) di forte e
immediato impatto poetico. Difatti, la stilizzazioni e le geometrizzazioni che sotto le
sue mani percorrono il legno e la pietra non appaiono mai fini a se stesse, non
risultano mai esclusivamente aspirate alle mere ragioni del bello scultoreo o a quelle di
una rigida sintassi stilistica, e si collegano invece, grazie alle misteriose vie
dell'allusione figurale, alle compatte sostanze emozionali della poesia.
Siamo di fronte, dunque, ad un'artista il quale, pur maneggiando un repertorio formale
di decisa attualità plastica, in cui importante ed evidente è il ruolo della
formalizzazione, non ha per nulla e mai rinunciato, tuttavia, a volere ben umana la sua
scultura, ad impegnarsi perchè le sue opere riescano davvero, e vivamente, a
comunicare emozioni legate non solo all'occhio ma anche al cuore dell'uomo.
Giorgio seveso